
La scuola italiana ignora per lungo tempo il problema dei ragazzi disabili. Solo nel 1923 i comuni avviano la realizzazione delle prime scuole speciali che accolgono in prevalenza bambini ciechi e sordi.
L'art.38 della Costituzione afferma che gli "inabili ed i minorati hanno diritto alla educazione e all'avviamento professionale ma ancora per alcuni decenni questo diritto rimane un'affermazione di principio.
Il vero mutamento delle politiche scolastiche verso i disabili avviene con l'emanazione della L.517/1977 che sancisce il diritto dei portatori di handicap ad essere inseriti nelle classi comuni delle scuole elementari e medie, diritto successivamente esteso alle scuole dell'infanzia.
Da quel momento si susseguono interventi normativi importanti che vedono lentamente definirsi vari aspetti legati all'integrazione: la continuità educativa, la possibilità di iscrizione alla scuola secondaria di secondo grado, la definizione del rapporto medio tra alunni disabili e insegnanti di sostegno.
Con l'emanazione della Legge quadro per l'assistenza,l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate n°104 del 1992 si sanciscono finalmente una serie di principi generali: il diritto soggettivo pieno all'integrazione scolastica dei disabili, il decentramento territoriale dei servizi e degli interventi di prevenzione, sostegno e recupero, il richiamo alla stipula di accordi di programma fra i diversi soggetti istituzionali responsabili dell'integrazione scolastica, il diritto del ragazzo ad un percorso individualizzato.
Oggi la ricerca di interventi sempre più mirati, l'utilizzo delle tecnologie ed un impegno culturale alto nel sostenere i diritti delle persone disabili a vivere pienamente la vita, potrà consentire il rispetto della loro dignità e promuoverne la piena integrazione nella famiglia, nella scuola, nel lavoro e nella società.