Premessa

Il 2009 è stato l’anno nel quale è esplosa la crisi finanziaria che ormai attanaglia tutto il mondo. Si discute moltissimo di questa crisi, delle sue cause e soprattutto dei suoi effetti: riduzione della produzione, riduzione dei consumi, riduzione dei profitti e dei redditi.
Da questa crisi si uscirà, come si è usciti da tutte le precedenti, il problema è capire come: potremo infatti uscire dalla crisi meglio o peggio di come ci siamo entrati. In cinese la parola crisi è composta da due ideogrammi: uno significa problema e l’altro opportunità. Anche nella nostra lingua l’etimologia della parola crisi suggerisce un significato positivo legato alla separazione e alla scelta. Quindi possiamo affrontare la crisi pensandola come opportunità riflettendo su noi stessi, sui nostri stili di vita e scegliendo di intraprendere strade nuove e capaci di rendere più etica la finanza, più sensato lo sviluppo, più innovativa la produzione di beni materiali, più equa la distribuzione della ricchezza, più esigibili i diritti delle persone.
La crisi, molti lo affermano ma pochi danno seguito a questa affermazione, dovrebbe trovare nel potenziamento dei sistemi di istruzione una delle principali aree di intervento e nel miglioramento degli apprendimenti uno dei principali obiettivi da perseguire.

In tempi di crisi gli interventi di sostegno alle imprese e il potenziamento degli ammortizzatori sociali rappresentano la risposta che guarda all’oggi; il sostegno ai sistemi di istruzione rappresenta la risposta che rivolge lo sguardo al domani: penso naturalmente all’istruzione nella sua accezione più moderna, quella cioè inclusiva, che sa tenere insieme equità e qualità, che sa riconoscere il merito e praticare la cura, che sviluppa i talenti e contiene le difficoltà. Come è possibile fare questo?
La via è una sola: così come una qualsiasi impresa, in tempo di crisi, deve innovare, allo stesso modo deve innovare la scuola.
Fare innovazione nei sistemi scolastici non significa sfornare una riforma dopo l’altra, significa selezionare le buone pratiche, sostenerle e diffonderle premiando il merito dei docenti.
Fare innovazione nei sistemi scolastici non significa ridurre le risorse complessive ad essi destinate ma significa aumentarle, magari razionalizzandole e migliorandone l’utilizzo.
Fare innovazione non significa lasciare che la formazione rappresenti una libera scelta dei docenti che possono anche decidere di non aggiornarsi mai durante la loro intera carriera lavorativa, ma significa investire sulla formazione dei docenti che costituiscono l’unica vera risorsa di qualsiasi sistema scolastico. Una scuola di qualità quindi è una scuola con docenti di qualità, capaci di coniugare la passione per la loro disciplina con il piacere di accompagnare i ragazzi per un tratto del loro percorso di vita e con la consapevolezza del valore culturale e sociale del loro straordinario lavoro.
Sostenere i sistemi scolastici in tempi di crisi è dunque scelta strategica e puntare sulla formazione dei docenti è il cuore di questa scelta. Pensiamo dunque che quest’anno la proposta formativa di Memo abbia una doppia valenza: quella di offrire un’ampia gamma di opportunità formative ai docenti delle scuole modenesi e quella di porre l’attenzione sulla formazione continua dei docenti come elemento essenziale per la qualità di un sistema scolastico capace di dare il suo contributo per uscire dalla crisi meglio di come ci siamo entrati. Docenti nonostante tutto ancora motivati, colti e professionalmente competenti possono contribuire a vincere questa scommessa.

L’Assessore all’istruzione,
Politiche per l’infanzia e l’adolescenza,
Rapporti con l’Università

Adriana Querzè

Ultimo aggiornamento: 27/07/09


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