Premessa

La formazione dei docenti ci parla della loro professione e della loro identità.
Dal lontano 1974 l’aggiornamento viene considerato un diritto-dovere degli insegnanti, anche se molte vicissitudini lo hanno relegato ad elemento marginale e non costitutivo del loro status professionale.
Un Contratto di Lavoro istituì un legame tra la progressione di carriera e il tempo dedicato all’aggiornamento - 100 ore ogni sei anni - ed ebbe l’effetto di far prolificare le iniziative di formazione e riempire le sale di insegnanti spesso distratti e poco partecipi.
Oggi la mancanza di incentivi e di riconoscimenti a qualsiasi pratica di aggiornamento si salda, negativamente, alla demotivazione strisciante e rende l’aggiornarsi una difficile scelta individuale che l’insegnante paga, letteralmente, di tasca propria.
Un altro elemento, che rischia di rendere inefficaci anche iniziative di spessore, è determinato dalle modalità con cui le istituzioni scolastiche elaborano il piano formativo annuale. Questo si risolve, a volte, in una mera presa d’atto della miriade di corsi che i singoli docenti decidono di frequentare. Così predisposto il piano rappresenta un’occasione perduta. Quando invece i collegi dei docenti riescono ad assumere l’aggiornamento come pratica per migliorare la qualità dell’offerta educativa e didattica, allora diventa possibile rispondere alle necessità formative degli insegnanti integrandole con gli obiettivi della scuola.
Una formazione in servizio così intesa si inserisce quindi nelle strategie di autoanalisi e di miglioramento, indispensabili all’autonomia scolastica ed ha un legame forte con l’esperienza e la comunità di pratiche.
Si tratta di una visione della formazione che rimanda a un’idea precisa: il docente è un professionista che opera in una istituzione e la sua autonomia culturale e progettuale si coniugano con l’etica di un progetto condiviso di scuola.
Presentando il piano formativo di M.E.MO., ritengo importante ricordare il contesto nel quale si colloca oggi la formazione in servizio perché è proprio da questo contesto, dai molti chiaroscuri, che possiamo trarre le indicazioni utili ad elaborare proposte di senso.
Il piano per l’anno scolastico 2011/2012 comprende, come di consueto, corsi elaborati autonomamente e corsi progettati e finanziati in convenzione con le istituzione scolastiche cittadine; è un piano costruito a più mani perché riteniamo che la formazione debba garantire il massimo pluralismo culturale ed autonomia di ricerca. Non crediamo ad un aggiornamento di Stato o di Municipio e l’opera congiunta di ente locale, amministrazione scolastica, associazioni, istituti scientifici, enti, università, associazioni professionali rappresenta una garanzia di pluralismo culturale e qualità.
Contiamo che questo sforzo congiunto possa tradursi in un contributo utile al progressivo ed efficace rinnovamento della formazione di base dei docenti, alla riflessione sulla loro esperienza professionale nonché sulle pratiche indispensabili per assicurare una buona qualità dell’insegnamento.
Un ringraziamento va, infine, a tutti i docenti che aderiranno a queste proposte, soprattutto per il contributo di suggerimenti, idee, opinioni che sapranno dare a coloro che le hanno elaborate.

 
L’Assessore all’Istruzione
Politiche per l’infanzia e l’adolescenza
Rapporti con l’Università
Adriana Querzé






Ultimo aggiornamento: 05/08/11


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